Mattia Maggio

α 17 marzo 1988
ω 12 agosto 2019

“Affinché tutti voi possiate incontrare l’essenza di Mattia in ciò che i suoi occhi hanno visto”

Caro Mattia, mi chiedono di raccontare la tua storia, di raccontarla soprattutto a chi non ti ha mai conosciuto affinché possa fermarsi a riflettere sull’importanza della vita e su come sia dovere di tutti evitare tragedie simili. Non voglio parlare di te al passato, perché voglio credere che in realtà non hai lasciato questa terra, ma sei volato in Australia per iniziare una nuova sfida, quella che ti eri ripromesso se il lavoro al bar che avevi preso in gestione non fosse andato per il meglio. Lo sai che la coppia di tuoi amici che vivono lì diventeranno genitori ad agosto? Hanno deciso di chiamare il loro bimbo Mattia. E anche qui a Martano c’è un altro bimbo che è stato chiamato Mattia in tuo onore, il figlio del tuo migliore amico. Chi ti ha conosciuto sa che sei sempre stato un ragazzo solare, il sole in persona! Ricordo ancora le parole delle tue maestre alle scuole elementari che ti avevano definito, già così piccolino, “un cavaliere d’altri tempi”. Io e te siamo cresciuti in simbiosi, forse perché sei il più piccolo dei tuoi fratelli. Ho fatto tanti sacrifici, aiutata dalla mia famiglia, per darvi un avvenire e tu non mi hai mai fatto mancare il tuo sostegno. I soldi erano pochi, io facevo lavori saltuari. Avevi solo 16 anni quando per aiutare economicamente la famiglia hai lavorato come cameriere. E con la prima paga mi hai comprato l’aspirapolvere perché volevi che io facessi meno fatica possibile per pulire casa. Mi sforzo di pensare a qualche tuo difetto. Forse l’ipocondria, ma trovavo sempre il modo di rasserenarti. E mi chiedo come avresti vissuto l’arrivo del Covid. Te le ricordi, poi, le sfuriate per farti mettere a posto la tua stanza? Come dicono qui, eri “ciliato”, disordinato! Tiravi fuori tutti i tuoi vestiti, li accatastavi e li lavavi solo quando non avevi più nulla da mettere! Le cose che ci legano sono sempre state molte, come la passione per le moto che ti ho trasmesso io forse quando già eri nella mia pancia. Ero incinta di te di tre mesi e ho guidato una moto. La voglia di libertà e di indipendenza che ti dà il guidare una moto è nel tuo dna, non puoi farne a meno, come quella volta in cui mi hai telefonato e mi hai detto “Mamma, stanno dando la possibilità di fare dei lanci con il paracadute. Ci buttiamo insieme?”. Ho preferito investire i sodi di quel lancio in un regalo per voi figli, anche se avrei voluto tanto fare quell’’esperienza con te! Mi dicevi sempre che appena saresti stato indipendente economicamente avresti acquistato una casa. L’affitto non faceva per te, erano soldi persi, dicevi. E così è stato. A 25 anni, potendo contare su un lavoro in un’area di servizio a Martano, hai comperato casa pagando il mutuo con grandi sacrifici. Ripenso a quei tempi come ripenso a quando, seduta sul divano, mi appoggiavi la testa sulle gambe e ti facevi accarezzare i capelli. Amavi tantissimo i bambini e per loro, soprattutto per quelli più bisognosi, continuerò a fare cose in tuo nome. Sono tantissimi i ragazzi che ancora oggi incontro e che mi dicono di esser stati “salvati” dall’orlo del precipizio grazie alle tue parole, alla tua lealtà e al tuo essere amico di tutti. Arrenderti non ha mai fatto per te. Anche quando hai perso il lavoro presso l’area di servizio. Il tuo spirito imprenditoriale ti ha portato, nel marzo 2018, subito verso una nuova sfida. Così hai preso in gestione un bar a Martano aiutato da tutti coloro che hanno creduto in te. Nessuno prima di allora era riuscito a portare ad un buon livello quell’attività. Oggi ci stiamo pensando io ed Elisa a proseguire sulle tue orme. Dopo l’incidente lo abbiamo riaperto. Ogni tanto ci vado, quando il lavoro me lo permette e mi sforzo di dare una mano. Essere lì un po’ mi aiuta perché ho trovato il calore dei tuoi clienti, conquistati dal tuo sorriso solare e da una risata impossibile da ignorare. Ma ti confesso che a volte faccio fatica ad entrarci, mi assale la tristezza perché quello era il tuo sogno. Voglio però continuare a portarlo avanti io ora, anche grazie ad Elisa che sta facendo un lavoro fantastico, aiutata da Chiara. Il tuo ultimo viaggio è partito proprio da quel bar. Avevi abbassato la saracinesca verso l’1,30. Era il 12 agosto 2019. Tuo fratello Yuri compie gli anni quel giorno e a mezzanotte mi ero ritrovata a postare sul gruppo di famiglia gli auguri di compleanno. Cosa che hai fatto immediatamente anche tu, poco prima di salire in sella. Avevi visto quella moto pochi mesi prima in vendita su internet e avevi mandato me in avanscoperta a valutarne le condizioni, visto che ero dai tuoi zii a Torino e il venditore era in zona. Detto fatto. Dopo una settimana l’avevi già comprata. “Era troppo bella” mi dicevi. Ci eravamo ripromessi di organizzare una gita in moto in Calabria, con i rispettivi compagni per provare a “piegare” su quelle strade. Ma non abbiamo fatto in tempo. Quel 12 agosto ha stravolto per sempre le nostre vite. Non eri molto soddisfatto quella sera; in occasione della festa per la Madonna dell’Assunta, avevano transennato la strada davanti al bar e c’era poco movimento. Volevo chiamarti sai? Sapere come era andata… ma poi ci ho ripensato, volevo lasciarti tranquillo, non essere pressante come ogni tanto col sorriso mi rimproveravi. Magari lo avessi fatto. Ho saputo quanto ti era successo la mattina successiva forse nel peggiore dei modi. Ero a lavoro e ho ricevuto la telefonata di Chiara, la ragazza che lavora al bar. Mi cercavano i carabinieri. Ho pensato che avessi combinato qualcosa. Provavo a chiamarti ma il tuo telefono squillava a vuoto. Ho provato a raggiungere telefonicamente i carabinieri che dopo una serie di telefonate mi hanno fatta andare in pronto soccorso a Lecce. Ancora non capivo. Continuavo a chiedere di te, pensavo ti stessero operando. Fino alla più tremenda delle scoperte. “Signora – mi dice un carabiniere – che le devo dire… deve andare in camera mortuaria”. Tu eri lì, bellissimo e freddo. Sulla strada che da Porto Cesareo porta alla Lecce-Maglie era avvenuto lo scontro tra la tua moto e un’auto. Alcune persone che seguivano e che hanno chiamato il 118 hanno visto la tua passeggera per terra, fortunatamente viva e poi, poco più avanti, hanno visto anche te. Mi hanno detto che non hai sofferto. La moto non la venderò, resterà a tuo nome. Per ricordarti, ad un anno dalla tua scomparsa, ho deciso di dare spazio ad un’altra delle tue passioni la fotografia. Ricordi quando da piccolino ti mettevi in posa per farti fare le foto coinvolto da tuo zio Danilo che ti ha trasmesso questa passione? Ho ritrovato nel tuo computer tantissimi scatti. Mi ha colpito in particolare una cartella che hai rinominato “American Trip”. Ci sono le foto del tuo viaggio in America, oltre 900. Con l’aiuto di alcuni amici ne abbiamo scelte 17, come il numero del giorno del tuo compleanno perché volevamo organizzare un’esposizione che doveva essere il tuo regalo, ma il Covid ci ha fermato. E ora finalmente siamo riusciti a dare vita ad una mostra con il titolo che hai scelto tu. Le foto sono in vendita e il ricavato sarà devoluto per sostenere corsi di fotografia per bambini in difficoltà. Il tuo ricordo ha già aiutato dei bambini. Poco prima di riaprire il bar abbiamo fatto volare delle lanterne con in sottofondo il rumore dei motori dei bikers di Calimera e il tuo amico fotografo Marco ha messo in palio uno scatto professionale per chiunque avesse voluto fare una donazione per Bimbulanza di Lecce. Quei soldi sono serviti per portare una bimba al Gaslini di Genova. Sono le uniche cose che posso fare per te. E ti immagino sorridere contento.

La tua mamma Maria Grazia

 

Solo l’amore non conosce limiti

American trip è il titolo della mostra che racconta l’amore.
L’amore di Mattia Maggio per la fotografia, per la vita, per i viaggi, per le moto.
Tu visitatore, osserva queste foto con passione, quella che Mattia metteva in ogni gesto, in ogni azione, in ogni progetto.
L’ opera di un artista è un pezzo della sua anima e in questi scatti che raccontano l’ America, c’è l’anima di un uomo meraviglioso.
Dedica del tempo a ogni opera, osserva i suoi colori, guarda oltre lo scatto per cogliere la meraviglia.
Immagina i suoni, gli odori, immergiti in questo racconto.
Lascia emergere le emozioni, quelle che colorano la vita degli artisti.
Lasciati andare al ricordo.
E per te visitatore che non hai avuto modo di conoscere quest’uomo speciale, incontralo in ciò che i suoi occhi hanno visto e le sue mani hanno catturato in questi quadri, perché lì si nasconde la sua essenza.
E infine, lasciati guidare dal tuo cuore, perché l’essenziale è invisibile agli occhi.

 

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