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In ricordo di Antonio “Tonino” D’Anello

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Una figlia che scrive al padre, un padre che continua a vivere attraverso i ricordi e gli insegnamenti lasciati.

Una figlia che scrive al padre, un padre che continua a vivere attraverso i ricordi e gli insegnamenti lasciati.
Mira ha voluto raccontare in questa lettera aperta chi era Antonio D’Anello, non solo come vittima di un incidente stradale, ma come uomo, come padre, come presenza luminosa nella sua vita. Le sue parole ci portano dentro una relazione speciale, fatta di amore, dialogo, sostegno e di quella capacità rara di esserci sempre, anche in silenzio.
È un ricordo intimo e potente, che diventa al tempo stesso testimonianza e invito: custodire la memoria, vivere con consapevolezza, e non dimenticare mai quanto sia preziosa la vita.

“Mio padre è stato tantissime cose, un insieme di contrari che coesistevano e creavano una personalità ricca, una di quelle che difficilmente passa inosservata; era insieme sud e nord, Antonio e Tonino, un dualismo visibile soprattutto nelle dinamiche familiari. I miei genitori si sono trasferiti a Bologna quando avevano meno della mia età ed è lì che hanno costruito una nuova vita, assimilando una mentalità, uno stile di vita che li ha cambiati profondamente. C’era una distanza enorme tra il modo di vivere nel sud e quello che vivevano qui, una distanza che percepivo con forza, perché nonostante fossi venuta a Bologna all’età di tre anni, e uno potrebbe dire: “Ti senti bolognese al 100 per cento”, non è mai stato così. A casa, i miei parlavano ancora in dialetto, mi “portavano” in Puglia ogni volta che varcavamo la soglia di casa. Mi sentivo come se stessi vivendo due vite: una qui e una là, dentro di me c’erano due mondi che coesistevano, separati, ma intensamente vivi.


Questa frattura, questo dualismo, mi ha spesso creato disorientamento. A volte mi sentivo parte di un mondo, altre volte di un altro. Ma mio padre, soprattutto, ha sempre portato con sé quella parte del sud che non ha mai lasciato, quella parte che lo faceva essere lo stesso uomo sia qui che giù. Era lo stesso Tonino che parlava con la sua gente, che sentiva il calore della sua terra, un calore che non cambiava, neanche se la vita gli imponeva un’altra realtà. Questo legame indissolubile con il suo passato l’ha trasmesso anche a me, rendendolo ancora più speciale agli occhi miei. Mio padre è sempre stato la persona più importante della mia vita. Ho avuto la fortuna di conoscerlo in modo profondo. Era una persona molto aperta, anche con i figli, e questo, sia a Bologna che giù, è un aspetto che trovo raro. Non c’erano segreti tra noi, non c’erano argomenti proibiti. Parlavo con lui di tutto e questo ci ha reso non solo padre e figlia ma anche amici. Il nostro rapporto era speciale e non lo dico per affetto ma perché non avrei mai definito così il mio legame con nessun altro membro della mia famiglia.


Certo, a volte facevo fatica a comprenderlo, o forse ero troppo concentrata sui miei problemi per riuscire a parlare con lui. Ma lui, pur non dicendo nulla, capiva sempre. Aveva questa capacità unica di notare ciò che gli altri non vedevano. Anche quando mi vedeva abbattuta: senza bisogno di parole, riusciva a farmi capire che c’era sempre una via d’uscita. Quando ero arrabbiata, non volevo aprirmi, ma poi mi rendevo conto che parlare con lui era la cosa migliore. Lui era presente, forse troppo. E pensare che a volte mi dava pure fastidio. Ma ora, con il senno di poi, capisco quanto fosse fondamentale. Mi faceva sentire amata, protetta. Nella mia adolescenza, che era un periodo un po’ turbolento, lui c’era sempre e questo mi ha reso una persona che, nonostante tutto, non ha mai sofferto per mancanze affettive.


Frequento il Dams. Da sempre ascolto e compongo musica e in diverse occasioni, quando facevo ascoltare le mie canzoni o giravo video, mio padre c’era sempre, in prima linea. I miei amici ne erano stupiti. “Lui è sempre lì”, mi dicevano, ed era vero. Era sempre pronto a darmi il suo sostegno, a essere parte della mia vita. Mi sentivo protetta. Lui mi ha sempre dato il massimo, e io, a modo mio, l’avevo ricambiato. Soprattutto negli ultimi tempi, quando mio padre e mia madre si sono separati, e ho iniziato ad avere un rapporto più stretto, più personale: io con mio padre, io con mia madre, non più io con i miei genitori. Ci siamo quindi cominciati a dire: “Ti voglio bene”, cosa che non ci dicevamo prima. Questo mi ha permesso di non avere il rimorso di non aver dimostrato quanto apprezzassi mio padre, e quanto gli volessi bene. Il nostro amore era trasparente, anche per questo non servivano le parole. Mio padre mi ha insegnato molte cose, alcune delle quali le ho capite pienamente solo dopo la sua morte. Mi ha insegnato ad amare la vita, a vivere con leggerezza, ma anche con profondità. Quando avevo problemi personali o mi vedeva assente o preoccupata perché non avevo la giusta ispirazione per comporre mi diceva: “Vatti a fare una birra con gli amici”. Non tutti i genitori sono così. Questo mi ha insegnato che non bisogna farsi sopraffare da ciò che non possiamo controllare. La vita è ciò che è, dobbiamo accettarla, viverla, con tutte le sue difficoltà. Non bisogna mai perdere l’amore per la vita, nemmeno nei momenti più difficili.

A lui non importava quanto fosse complicata la situazione, non si lasciava abbattere. Anche nei periodi in cui sembrava giù, non l’ho mai visto mollare. Era sempre lì, con quella vitalità che mi ha trasmesso e che ora, a distanza, riesco a capire ancora di più. Mi diceva sempre una cosa che mi è rimasta impressa, l’aveva presa in prestito ma poi fatta sua da una campagna di sensibilizzazione stradale: “Quando guidi, guida e basta”. Aveva un significato profondo. Mi ripeteva che quando sei al volante devi essere concentrato. Non importa quanto tempo hai passato alla guida, ogni distrazione può essere fatale. Mi faceva riflettere su quanto nella vita dobbiamo essere presenti, concentrati sul momento, senza lasciarci distrarre. Quante cose sarebbero evitabili se tutti prestassero attenzione alla strada, alla vita, senza distrazioni! Non guido ancora, non ho la patente, e non posso parlare per esperienza diretta, ma questa lezione mi è rimasta. Essere presenti nella propria vita, concentrarsi su ciò che è importante, e lasciar andare tutto ciò che non possiamo controllare. Mio padre mi ha insegnato proprio questo.”

Mira

Last modified: 29 Settembre 2025