Rino Gaetano

Cantautore

α Crotone 29 ottobre 1950
ω Roma 2 giugno 1981

Il “figlio unico” della canzone italiana

Salvatore Antonio Gaetano nasce il 29 Ottobre 1950 a Crotone e vi risiede fino a quando, nel 1960, i suoi genitori decidono di trasferirsi a Roma nel quartiere popolare di Monte Sacro. Da tutti viene chiamato “Salvatorino” ad eccezione della sorella maggiore Anna che lo chiama “Rino”, soprannome che diventerà il nome d’arte. I suoi genitori, entrambi lavoratori, affidarono i primi anni della formazione del piccolo Rino ad un convento ecclesiastico in provincia di Terni, dove tra le altre cose fu escluso dal coro scolastico perché considerato stonato.

A Roma studia come geometra ma non trascura la passione per il mondo del teatro e della musica, imparando a suonare la chitarra e componendo le prime canzoni.

“Ingresso libero”, il suo primo album, arriva nel 1974 ma viene ignorato sia dal grande pubblico che dalla critica. L’anno successivo pubblica il 45 giri “Ma il cielo è sempre più blu” mentre nel 1976 esce il suo secondo disco, “Mio fratello è figlio unico” che contiene la nota “Berta filava”.

Da quel momento è un susseguirsi di successi che lo decodificano come un talento del panorama musicale italiano in grado di trattare temi delicati riuscendo comunque a far divertire il pubblico. Nascono allora “Aida” (1977), “Nuntereggaepiù” (1978) e “Gianna” (1978) che conquista il palco di Sanremo posizionandosi terza in classifica e conquistando il record di vendite.

Nel 1979 avviene il passaggio alla casa discografica RCA con l’album “Resta vile maschio dove vai”, il cui brano omonimo porta la firma di Mogol, lanciando l’indimenticabile ballata “Ahi Maria” e divenendo popolarissimo in tutta Italia. Il 1980 rappresenta per l’artista un periodo buio, una crisi artistica che si conclude alle prime luci dell’alba del 2 giugno 1981, quando perde la vita tornando a casa in un tragico incidente automobilistico sulla via Nomentana a Roma.

Rino stava tornando a casa, da solo, a bordo della sua auto. Mentre stava percorrendo via Nomentana, a livello dell’incrocio di via Carlo Fea, si accascia sul volante e la macchina invade la corsia opposta. Il camionista che sopraggiunge nell’altro senso prova a suonare il clacson, ma l’urto è inevitabile. La parte anteriore e il lato destro della Volvo vengono distrutti, Rino batte violentemente la testa contro il vetro e il petto sul volante e perde conoscenza. L’autopsia rivelerà un possibile collasso prima dell’incidente mentre il camionista racconterà di aver visto Rino accasciarsi di lato e iniziare a sbandare per poi riaprire gli occhi qualche attimo prima dell’impatto.

Per molti anni si è pensato che la canzone “La ballata di Renzo”, scritta dal cantautore nel 1971 ma uscita postuma, rappresentasse una sorta di testamento, una profezia sull’incidente. La canzone infatti racconta di un ragazzo che dopo un incidente stradale con una grossa auto viene rifiutato da tre ospedali.

È la sorella Anna a raccontare la verità su quanto accaduto quella notte. “Non è vero che Rino fu rifiutato dagli ospedali. Questa è una leggenda. Quando il corpo di mio fratello fu estratto dalle lamiere, venne portato al Policlinico Umberto I, semplicemente perché era il posto più vicino. La struttura non aveva una sala operatoria attrezzata per le lesioni al cranio, ma non l’avevano neppure gli altri ospedali contattati telefonicamente. Per noi è sempre vivo. Non c’è giorno in cui non ne parliamo. Ricorderò per sempre mio fratello, ogni giorno della mia vita”.

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