In 500 pagine di perizia la verità sul Morandi

In 500 pagine di perizia la verità sul Morandi

Giampaolo Rosati, Massimo Losa, Renzo Valentini e Stefano Tubaro sono gli ingegneri che hanno firmato le 500 pagine di perizia effettuata sul Ponte Morandi, che possono così essere riassunte: “Sono identificabili le carenze nei controlli e gli interventi di manutenzione che non sono stati eseguiti correttamente”. Dunque se quei controlli fossero stati fatti e si fosse intervenuti con una manutenzione mirata quei 43 morti non ci sarebbero mai stati perché il ponte non sarebbe mai crollato.

La perizia di fatto rappresenta il secondo atto dell’incidente probatorio, avvalorando quanto già rilevato ad agosto 2009: i tiranti posti alla sommità della pila 9 avevano i cavi d’acciaio corrosi. “La causa scatenante – si legge nella perizia rispondendo al primo dei quaranta quesiti posti dal giudice – è il fenomeno di corrosione a cui è stata soggetta la parte sommitale del tirante Sud-lato Genova della pila 9; tale processo di corrosione è cominciato sin dai primi anni di vita del ponte ed è progredito senza arrestarsi fino al momento del crollo, determinando una inaccettabile riduzione dell’area della sezione resistente dei trefoli che costituivano l’anima dei tiranti, elementi essenziali per la stabilità dell’opera”.

Smontata anche un’altra tesi della difesa di Autostrade, che individuava, nella caduta da un camion di una bobina di 3,5 tonnellate di acciaio, la scintilla che ha dato il via al crollo:  “Le analisi svolte – si legge nella perizia – portano ad escludere con elevata probabilità l’ipotesi che il coil (ossia la bobina, ndr) possa essere caduto dal tir mentre quest’ultimo transitava a cavallo del giunto tra la pila 9 e il tampone 10. La posizione a terra del semirimorchio e del coil sono pienamente compatibili con l’ipotesi che i due corpi siano precipitati entrambi insieme fino a giungere al suolo”.

Un’assenza di manutenzione durata 25 anni sembrerebbe quindi essere l’unica causa del crollo: “Non sono stati individuati fattori indipendenti dallo stato di manutenzione e conservazione del ponte che possano avere concorso a determinare il crollo, come confermato anche dalle evidenze visive emerse dall’analisi del filmato Ferrometal”, l’azienda ai piedi del viadotto la cui telecamera di sorveglianza ha ripreso un video, messo agli atti, di quegli attimi tremendi.


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