Cucina al museo, un laboratorio sulle "opere" culinarie di Alessandro Narducci

21/01/2021
Cucina al museo, un laboratorio sulle "opere" culinarie di Alessandro Narducci

Il 22 giugno del 2018 ci lasciava la giovane promessa della cucina italiana Alessandro Narducci, Chef del ristorante Acquolina, First Luxury Hotel di Ripetta a Roma, vittima di un incidente in moto sul Lungotevere della Vittoria.

A distanza di due anni da quel tragico momento, continuano le varie iniziative organizzate per commemorare il giovane chef stellato, e questa volta a portare in alto il nome di Alessandro sono stati il professore Giuseppe Varone, in collaborazione con il professore Tommaso Del Lungo, i quali hanno chiesto ai ragazzi dell’Istituto Tor Carbone e del Liceo Artistico Argan di Roma che hanno partecipato al laboratorio “Cucina al museo”, di descrivere le emozioni che provavano guardando i famosi piatti realizzati da Narducci.

I piatti di Alessandro, sono infatti delle vere e proprie opere d’arte, tanto che è stato definito il “Pollock” della cucina italiana.

L’entusiasmo dei ragazzi, e l’amore provato guardando i capolavori gastronomici realizzati da Alessandro emerge in ogni parola da loro scritta; per citarne alcuni, Federica Bellavia e Sebastiano Borrello, studenti della classe 5P del Liceo Artistico Argan di Roma, ad esempio, sono stati così ispirati:

Questo piatto è uno dei miei preferiti, banalmente potrei dire di scorgere in esso la bellezza primaverile, l’estate, la campagna, ma la verità è che mentirei. Quello che vedo sono tante strade nei raggi midollari e negli anelli del legno, strade che siano belle, pericolose o intricate, vedo tanti ostacoli che rendono il percorrerle molto complicato, ma d’altronde è così la vita, no? Tutti questi percorsi hanno una cosa in comune: il punto di arrivo, quel punto finale che per essere raggiunto deve anche essere compreso. Come per dire che qualsiasi strada scegliamo di percorrere, qualsiasi decisione prendiamo nella nostra vita deve essere sempre pensata per la nostra felicità, basata quindi sulla gioia, sulla necessità di superare qualunque ostacolo pur di riuscire ad arrivare a quell’equilibrio interiore che ci permette di vedere la vita come una tavolozza di un pittore che sta dipingendo un paesaggio primaverile. Un paesaggio pieno di colori felici, accesi e che ci trasmettono spensieratezza, proprio come questo piatto, come la gioia del suo creatore e della sua percezione di vita, per mantenerne il ricordo.”

 

“Questo piatto mi fa venir voglia di viaggiare verso paesi esotici, di ballare e di divertirmi allontanandomi dalla freddezza dei nostri tempi e di questo periodo in particolare. L’ananas, i frutti rossi e il polpo mi fanno pensare – forse banalmente – alle Hawaii. Il piatto svasato e la rucola mi portano in mente l’immagine di una gonna hawaiana, del corpo che si muove ondeggiando a ritmo di musica. Però più in particolare quello che mi arriva è proprio un senso di viaggio, che sia fisico o mentale,  quel momento in cui – magari su un aereo – pensi a come sarà l’hotel che hai scelto, all’acqua del mare e se sarà abbastanza calda, oppure se ci sarà abbastanza neve per fare snowboard, alle risate o quando sei in “metro” per tornare a casa e metti la tua canzone preferita viaggiando nel tuo mondo mentale o nei tuoi pensieri, il senso dì estraniamento e di vita che sorgono dallo scivolare delle dita su il libro che stai leggendo, o anche il correre in un campo di fiori all’alba. Questo mostra come anche un piatto semplice unito a cose diverse può far scaturire emozioni”

Il laboratorio cucina al museo, quindi, ha permesso di far vivere ancora attraverso il ricordo lo straordinario talento di Alessandro, riuscendo attraverso la lettura delle sue opere gastronomiche a far assaporare con la mente i suoi piatti.


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